Carciofo - Cancioffa Maseda
Carciofo Masedu
La coltivazione del carciofo in Sardegna, ha origini molto antiche, anche se non si hanno elementi precisi sulla sua introduzione e diffusione nell’Isola. Tuttavia già nel secolo scorso, questa coltura, grazie al gradevole gusto ed alle sue doti terapeutiche, era discretamente diffusa, anche se limitata agli orti familiari e quindi prevalentemente destinata all’autoconsumo e al piccolo “commercio”. La prima testimonianza scritta della coltivazione in Sardegna (1780) “sono i cardi e i carciofi grati allo stomaco, onde si reputa il cardo una delle piante più utili dell’orto” “In Sardegna è l’essere cardo la pianta e il carciofo fiore e frutto che ella produce”. La coltura del carciofo assume una certa rilevanza economica già nella prima metà dell’800, come attesta lo studioso Vittorio Angius descrivendo l’economia del comune di Serramanna….”egli è però nelle sunnotate tuerre, dove l’orticoltura è esercitata in grande”, ….”non solo per il bisogno della popolazione, ma anche per provvedere altri luoghi e la stessa capitale”….I coloni di questi orti ottengono un notevole lucro da queste frutta, da’ carcioffi, e dalle canne che vendono ai paesi d’intorno”…..
Scheda della risorsa PDF
Regno: Vegetale
Famiglia: Asteraceae
Genere: Cynara
Specie: Cynara cardunculus scolymus L.(Hayek)
Area di origine: Areali cinaricoli del Campidano
Rischio di estinzione e/o erosione genetica: Si
Agricoltori custodi: Azienda agricola Cara Cecilia
Il carciofo Masedu è caratterizzato dall’assenza di spine, come attesta il nome che in lingua sarda significa mansueto e inerme. Questa varietà, più precoce e meno sensibile rispetto allo Spinoso ai danni delle gelate e all’atrofia del capolino, si è affermata in Sardegna intorno agli anni ‘40 ed è stata coltivata fino alla seconda metà degli anni ’70, prevalentemente nel campidano di Cagliari, dove rappresentava circa il 50% delle produzioni. In questo areale furono introdotte verso la metà degli anni ‘60 nuove cultivar inermi provenienti dalla Francia quali il Violetto di Provenza che si è affermato e ha sostituito il Masedu e il Macau di Perpignan che era destinato al mercato di Parigi e attualmente non è più coltivato.
Link e documenti correlati
Pianta: altezza media 102,4 ± 4,7 cm, portamento intermedio, elevata attitudine pollonifera. Il numero di ramificazioni secondarie sullo stelo principale è mediamente 2,6 ± 0,1.
Foglie: colore verde, inermi, dimensioni medie, eterofillia media per la presenza di foglie a lamina intera più frequenti negli stadi vegetativi della pianta, le altre lobate o pennatosette.
Capolino: ellittico largo, mediamente compatto, di dimensioni medie: altezza 8,3 ± 0,6 cm, diametro 7,5 ± 0,6 cm; peso medio 164 ± 19 g; le brattee esterne sono verdi con sfumature violette, dimensioni medie con apice arrotondato lievemente inciso e inerme che nel tempo presenta una curvatura verso l’esterno; le brattee interne sono bianco-verdastre, lo stelo principale è lungo 23,5 ± 8 cm e il suo diametro è 2,3 ± 0,3 cm.
Altre caratteristiche: sensibile alla fisiopatia nota come atrofia del capolino nelle produzioni molto precoci.
Produzione: epoca precoce, ciclo produttivo lungo.
AAC - Agricoltori e Allevatori Custodi