Carciofo Spinoso di Sardegna Clone Agris 4
La coltivazione del carciofo in Sardegna, ha origini molto antiche, anche se non si hanno elementi precisi sulla sua introduzione e diffusione nell’Isola. Tuttavia già nel secolo scorso, questa coltura, grazie al gradevole gusto ed alle sue doti terapeutiche, era discretamente diffusa, anche se limitata agli orti familiari e quindi prevalentemente destinata all’autoconsumo e al piccolo “commercio”. La prima testimonianza scritta della coltivazione in Sardegna (1780) “sono i cardi e i carciofi grati allo stomaco, onde si reputa il cardo una delle piante più utili dell’orto” “In Sardegna è l’essere cardo la pianta e il carciofo fiore e frutto che ella produce”. La coltura del carciofo assume una certa rilevanza economica già nella prima metà dell’800, come attesta lo studioso Vittorio Angius descrivendo l’economia del comune di Serramanna….”egli è però nelle sunnotate tuerre, dove l’orticoltura è esercitata in grande”, ….”non solo per il bisogno della popolazione, ma anche per provvedere altri luoghi e la stessa capitale”….I coloni di questi orti ottengono un notevole lucro da queste frutta, da’ carcioffi, e dalle canne che vendono ai paesi d’intorno”…..
Scheda della risorsa PDF
Regno: Vegetale
Famiglia: Asteraceae
Genere: Cynara
Specie: Cynara cardunculus L. scolymus (L.)Hayek
Area di origine: Areali cinaricoli della Sardegna
Rischio di estinzione e/o erosione genetica: Si
Agricoltori custodi: Azienda agricola Simula Alessandro | Azienda agricola Orto e luna di Simula Giovanni Antonio | Azienda agricola Cara Cecilia ... Vedi tutti
Le popolazioni di carciofo “Spinoso sardo” sono caratterizzate da una notevole eterogeneità sia dei caratteri morfologici che, seppure in modo meno importante, di quelli fisiologici (Barbieri 1959, Deidda 1967) Questi caratteri sono di frequente influenzati da fattori ambientali e da interventi di tecnica agronomica. L’elevata variabilità presente nelle popolazioni costituisce, in generale, una buona base di partenza per l’avvio di un lavoro di miglioramento attraverso la selezione clonale. Dal 2011 al Carciofo “Spinoso di Sardegna” è stata riconosciuta la denominazione d’origine protetta. La valorizzazione attraverso la DOP ha lo scopo di contrastare la progressiva diminuzione delle superfici coltivate a “Spinoso sardo”. L’attività di sostegno alla coltivazione del carciofo Spinoso sardo è proseguita dal 2014 con il progetto finanziato dalla Legge regionale 7 agosto 2007, n. 7 “Interventi per il rilancio della filiera del carciofo in Sardegna”. La coltivazione specializzata dell’ecotipo locale spinoso iniziò negli anni ’20 del secolo scorso in prossimità delle città capoluogo e dei porti che garantivano più facili collegamenti e commerci oltremare.Nel 1929 una rilevazione del catasto agrario attesta la coltura diffusa su 1231 ettari, un decimo della superficie coltivata in Italia.
Fino agli inizi degli anni ‘50 del secolo scorso tradizionalmente la coltivazione seguiva il ciclo naturale della pianta: risveglio alle prime piogge autunnali, produzione a febbraio-marzo. Nel medio Campidano la coltivazione del carciofo ha interessato storicamente soprattutto i comuni di Serramanna,Villasor e Samassi. La coltivazione era limitata a piccoli orti utilizzati per lo più per l’autoconsumo. Gli impianti erano modesti con 50-100 piante situate spesso tra i filari dei vigneti. Si coltivava in asciutto con trapianti effettuati a febbraio con carducci. Inseguito venne adottata la forzatura con un ecotipo rifiorente selezionato a Bosa: risveglio in estate con l’intervento dell’irrigazione produzioni anticipate in autunno Una produzione vera e propria per il mercato cominciò ad aversi solo agli inizi degli anni ‘50 del secolo scorso, anche se era destinata a soddisfare una domanda piuttosto selettiva. Dopo gli anni ’50 la coltivazione ebbe un grandissimo sviluppo legato soprattutto alla disponibilità idrica con lo sfruttamento delle acque del fiume Mannu, e del canale Vittorio Emanuele, ai contributi per le opere di miglioramento fondiario incentivarono la costruzione di pozzi. In alcune zone di Villasor (Pranu, Is Fenugus) si attivò l’irrigazione consortile del Flumendosa tramite canalette. Dalla selezione massale di questo ecotipo rifiorente, indirizzata ad anticipare e incrementare la produzione, è derivato l’attuale “Spinoso sardo”. Fu l’inizio di uno sviluppo importante di questa coltura che culminò tra la fine degli anni sessanta e i primi anni settanta, quando la Sardegna deteneva il primato italiano nella produzione di carciofo, con oltre 2,48 milioni di quintali prodotti, pari ad una superficie di 20.057 ettari coltivati ed una PLV di quasi 19 milioni di Euro (36,5 miliardi di lire). Oltre agli ecotipi di carciofo spinoso venivano coltivati ecotipi locali senza spine “Masedu” e successivamente il carciofo Violetto di Provenza.
Oggi la coltura del carciofo rappresenta un punto di riferimento obbligato sia per le imprese che operano nel settore ortofrutticolo sia per gli Enti e le Istituzioni competenti per la definizione delle linee programmatiche e di controllo. L’importanza economica che questo comparto riveste nell’agricoltura sarda è indiscussa: la cinaricoltura occupa infatti il 40% della superficie regionale dedicata alla coltivazione di “ortaggi in piena aria”.
Link e documenti correlati
Pianta: altezza inferiore a quella degli altri cloni di Spinoso di Sardegna, mediamente 54,5 ± 1,6 cm, portamento assurgente, elevata attitudine pollonifera. Il numero di ramificazioni secondarie sullo stelo principale è mediamente 2.8 ± 0,1. E’ uno dei cloni di Spinoso di Sardegna più indicati per le produzioni precoci perché la taglia più ridotta la rende meno sensibile alla fisiopatia nota come atrofia del capolino soprattutto laddove venga attuata la tecnica della forzatura e in presenza di alte temperature nel periodo di differenziazione del capolino.
Foglie: colore verde, spinescenti, dimensioni medie, frequente eterofillia per la presenza di foglie a lamina intera soprattutto nei primi stadi vegetativi, foglie normali lobate o più frequentemente pennatosette.
Capolino: sezione a forma triangolare, mediamente compatto, lunghezza 8,8 ± 0,5 cm, diametro 6,9 ± 0,3 e peso medio 142 ± 14 g. Le brattee esterne colore verde con sfumature violette hanno forma allungata e apice appuntito terminante con una grossa spina gialla; le brattee interne sono di colore giallo paglierino con sfumature violette; lo stelo principale è lungo 20,6 ± 0,9 cm e il suo diametro è 2,4 ± 0,1 cm.
Altre caratteristiche: cultivar molto sensibile al freddo, mediamente sensibile alla botrite.
Produzione: Si distingue dagli altri cloni di carciofo spinoso di Sardegna perché è meno sensibile all’atrofia del capolino e per questo motivo è più adatto ai trapianti estivi per ottenere produzioni precoci. Inoltre produce capolini laterali di dimensioni maggiori rispetto ai cloni Agris 1, Agris 2 e Agris 3, lunghezza media 9,5 ± 0,2 cm, diametro 7,6 ± 0.3 cm e peso medio 176,6 ± 14,2 g. La raccolta può avere inizio a metà ottobre con i trapianti precocissimi che avvengono nel mese di luglio. Con i trapianti del mese di agosto si ottengono produzioni precoci raccolte a novembre-dicembre infine con i trapianti autunnali si ottengono produzioni più tardive nei mesi di gennaio-febbraio.

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