32 Vitigni autoctoni sardi iscritti al Repertorio della bioversità agricola regionale

28 novembre 2022

La vocazione vitivinicola dell’Isola non è un evento recente, ma è profondamente legato alla sua storia, alla sua cultura e al suo ambiente incontaminato. È infatti una storia fatta di domesticazione, di colonizzazione di terreni, di ambiente scarsamente antropizzato e quindi capace di creare condizioni favorevoli per lo sviluppo della vite selvatica. (Gianni Lovicu)

Grazie al lavoro certosino di ricerca che l'Agris ha svolto con particolare attenzione allo studio dei vitigni autoctoni minori, i quali rappresentano una parte importante della grande ricchezza della Sardegna, in armonia con il prezioso patrimonio della biodiversità agricola regionale.

Perché sono stati scelti questi vitigni? Perché il progetto interessa alcuni territori della Sardegna, caratterizzati dalla presenza di antichi borghi e di un turismo ad essi strettamente legato, in cui sono presenti alcuni vitigni che potremmo considerare veri e propri genius loci (intendendo con questo termine le caratteristiche proprie di un ambiente, strettamente legate all’uomo e alle abitudini con cui lo vive): il Cannonau bianco per l’Ogliastra, la Granatza per la Barbagia, il Pansale per la Baronia, il Girò del Mandrolisai per questa regione, l’Alvarega e la Caricagiola per il nord dell’Isola, il Lacconargiu (o Arremungiau) per il Sulcis e Nieddera e Vernaccia per l’Oristanese.

 

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